| Con le sue molteplici attività l’uomo ha praticamente ridisegnato gli aspetti originali del paesaggio vegetale dei Colli Albani. Trasformazioni che già le popolazioni Latine presenti nell’area prima dei Romani, hanno iniziato a produrre al fine di reperire zone da dedicare alla coltivazione ed al pascolo. Inoltre la necessità di legname per riscaldamento e costruzione e la realizzazione di vie di comunicazioni, hanno contribuito all’esbosco della originaria selva. Successivamente i Romani destinarono alcuni boschi a culto religioso come la Selva di Ariccia e le selve delle coste del lago di Nemi elevandole a rango di bosco sacro, e quindi preservandone di fatto lo stato naturale. A seguito della caduta dell’Impero Romano e durante il medioevo in generale, la mancanza di una cultura religiosa specifica e l’impoverimento delle popolazione locali ebbe come conseguenza l’incremento delle attività umane ed aumento consequenziale di richiesta di legname per attrezzi agricoli, pali per l’agricoltura e legname per la fabbricazione di tini, botti, bigonce, oltre al legname per l’edilizia, tetti, mobili e quant’altro. Questa incessante attività e necessità di reperimento di materie prime, ha inciso notevolmente sul paesaggio vegetale originario modificandolo massicciamente. Buona parte della fascia vegetazionale a roverella è stata sostituita dalle coltivazioni e dal pascolo, mentre l’antico bosco misto originario è stato in gran parte sostituito dal castagno adibito al taglio periodico, tanto che oggi dell’antico bosco restano soltanto testimonianze residuali localizzate sul territorio a macchia di leopardo; il Cerquone, il bosco dei Cappuccini, il parco Chigi, il bosco Ferentano, il parco Colonna, le coste dei laghi Albano e Nemi, le sommità di Monte Cavo e del Maschio d’Ariano, la Macchia dello Sterparo e la Selva Rustica sono alcuni dei boschi misti di latifoglie mesofile sopravvissuti. Completamente scomparsa invece la faggeta, anch’essa sostituita dai boschi di castagno. A parte la deforestazione attuata per le ragioni indicate, i motivi dell’introduzione del castagno nelle zone boscate sono legati a ragioni prettamente economiche. Il castagno è una specie che ha trovato nel suolo vulcanico dei Colli Albani, un habitat perfettamente idoneo alle sue caratteristiche di crescita e di sviluppo. Inoltre è una specie che cresce velocemente e che a parità di tempo rispetto ad altre specie arboree, ha una maggiore produzione di massa legnosa. Infatti l’industria del castagno è ancora tutt’oggi molto sviluppata e contribuisce a creare un reddito non trascurabile tra le popolazioni locali fornendo lavoro a moltissimi nuclei famigliari. Il bosco di castagno viene tagliato (taglio ceduo) ogni 18/20 anni, ma non tutte le piante vengono recise. Alcuni esemplari, tra i 30 ed 60 per ettaro chiamate guide o matricine, vengono preservate. La loro funzione è di rinnovare il bosco attraverso la nascita di nuove piante direttamente dal frutto. Il castagno è pianta pollonifera, le nuove piante (i polloni o ricacci come vengono chiamati ai Castelli Romani), durante la loro crescita vengono lavorate per due volte, una è lo sfollo che avviene tra gli 8 e gli 11 anni, operazione di alleggerimento del bosco, l’altra è il dirado, che viene svolta tra i 13 ed i 15 anni di vita. Oggi si tende sempre più a ridurre le due operazioni ad un solo intervento, lo sfollo-dirado viene generalmente svolto intorno al dodicesimo anno. |