Si capovolge in questo modo il concetto di “diritto d’autore” - il copyright - per trovarci, con un gioco di parole nel copyleft, che al contrario indica il “permesso d’autore”. In pratica è il Parco stesso che incentiva la circolazione, lo scambio e l’utilizzazione delle informazioni che ha prodotto, con l’unico vincolo che chi le utilizzerà dovrà usarle esattamente negli stessi termini di come sono state proposte dall’Ente Parco e sempre con l’indicazione della fonte.
Il documento che nasce con il marchio copyleft, può essere copiato e distribuito da chiunque, ma sempre con l’obbligo della gratuità. Nessuno può brevettarlo, utilizzarlo a sua volta come “prodotto originale” o impadronirsene a fini di profitto. I documenti copyleft appartengono al dominio pubblico, possono essere diffusi, ma non per fini commerciali o istituzionali.
In un mondo in cui uno dei maggiori strumenti di potere è il sapere, un Ente pubblico come il Parco dei Castelli Romani mette a disposizione tutte le proprie informazioni e conoscenze, in una visione protesa verso il progresso sociale, che non può prescindere dal miglioramento ambientale, attuato in maniera condivisa dalla collettività e non solo da pochi soggetti istituzionali.