I boschi dell’Artemisio e del Maschio d’Ariano


I Monti dell’Artemisio insieme ai Monti Tuscolani, sono quel che resta del recinto esterno dell’enorme cratere del Vulcano Laziale.
Lungo il sentiero delle Fonti dell’Artemisio domina il bosco di Castagno; il percorso è disseminato da esemplari di alberi ed arbusti che originariamente coprivano l’antico Vulcano Laziale, come l’Acero, il Tiglio, il Leccio, la Roverella e l’Orniello, quest'area rientra tra le ZSC (zone speciali di conservazione) della "Rete Natura 2000", designate dall'UE..

La Roverella, una quercia diffusa su tutto il territorio dei Colli Albani,  può raggiungere i 20-25 m. di altezza. Il suo legno è resistente e duro ed è molto ricercato come legno da ardere. La ghianda di forma allungata, protetta da una cupola a squame regolari, è utilizzata per l’alimentazione dei suini. Nei punti più alti dell’Artemisio sono presenti alcuni esemplari di Faggi che, prima dell’introduzione del castagno, occupavano gran parte delle vette dei Colli Albani. Tra la specie di arbusti del sottobosco, sono presenti in questa zona la Ginestra dei carbonai, il Prugnolo, il Biancospino e il Sanguinello. La Ginestra dei carbonai, che fiorisce tra maggio e giugno, è facilmente riconoscibile per i suoi fiori di colore giallo. Il suo nome deriva dal fatto che in passato veniva utilizzata per ricavare scope, che servivano a tenere pulite le aree carbonili. Il Prugnolo è un arbusto i cui frutti vengono utilizzati in molti paesi per preparare liquori mentre come erba medicinale è usato come purgante e diuretico. Anche il Biancospino è un arbusto e le preparazioni ottenute dal fiore di questa pianta hanno un’azione vasodilatatrice, regolano il ritmo e la forza di contrazione del muscolo cardiaco ed esercitano un’azione sedativa sugli ipertesi e sugli arteriosclerotici. Il Sanguinello è un arbusto che si nota in autunno per le foglie rosse e le drupe nere. Viene utilizzato talvolta per consolidare i terreni franosi, mentre in passato il legno bianco veniva trasformato in carbonella o forniva la materia prima  per fabbricare ingranaggi per mulini e raggi per ruote. Dai frutti si estraevano olio per lampade e pigmenti per l’industria tintoria.

Tra le specie arboree presenti lungo il sentiero boschivo che sale al Maschio d’Ariano, troviamo il Tiglio selvatico, l’Acero d’Ungheria, il Carpino nero e il Corniolo.  Il Tiglio selvatico è un albero alto fino a 30 m. con chioma arrotondata. Il legno è tenero, uniforme e di facile lavorazione, viene utilizzato per sculture, mentre un tempo si usava per fabbricare zoccoli, giocattoli e cornici. I fiori ricchi di oli essenziali vengono impiegati per preparare infusi calmanti.  Il Carpino nero è invece un albero più basso (circa 15 m.) con chioma piramidale leggera, verde chiaro, il legno duro e difficile da lavorare viene utilizzato per lo più come combustibile. L’Acero d’Ungheria è un albero alto fino a 20 m., con corteccia grigia, il suo nome deriva dal fatto che i primi esemplari furono descritti nel 1805 in Croazia che allora faceva parte del Regno d’Ungheria. Infine il corniolo è un arbusto caducifoglio alto fino a 6 m., con i rami caratterizzati da corteccia verdastra. Il suo legno è durissimo e resistente e si presta per lavori al tornio, i suoi frutti di sapore acidulo, possono essere consumati freschi, ma soprattutto vengono impiegati per preparare marmellate e per ottenere gelatine, succhi e salse. Anticamente i frutti erano canditi nel miele o conservati in salamoia come le olive. Nei mesi primaverili è possibile assistere alle splendide fioriture di Anemone dell’Appennino, Bucaneve, Narcisi del poeta e Asfodeli montani. Inoltre in questa zona sono presenti diverse orchidee spontanee del genere Orchis come la Orchis morio, la Orchis mascula e la  Orchis provincialis. Sulla vetta del Maschio d’Ariano è ancora conservato un esteso bosco misto di caducifoglie, testimonianza di come dovevano presentarsi, prima del massiccio intervento dell’uomo, le formazioni forestali originarie dei Castelli Romani. 



Estratto dalla pubblicazione:
Lungo i sentieri della nostra storia
Autore:  Maurizio Bocci
Collana editoriale “Ambiente e Territorio” del Parco regionale dei Castelli Romani (2008)

 

 

 

27 marzo 2017
 

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