I Monti Tuscolani e la Macchia del Piantato


I Monti del Tuscolo rappresentano il centro più importante dal punto di vista storico-archeologico dell’area dei Castelli Romani che permette di godere di panorami mozzafiato sulla Campagna Romana.
La Macchia del Piantato è una delle rare zone dei Castelli Romani dove sono presenti residui del bosco misto, uno dei percorsi più panoramici per l’osservazione della morfologia dell’area centrale del Vulcano Laziale, dove si può letteralmente leggere la storia evolutiva del territorio castellano. Questo bosco localizzato a quota 660 m., è costituito da due zone con differenti caratteristiche di vegetazione.

Una delle poche are boschive dei Colli Albani dove sono ancora presenti numerosi esemplari di alberi del bosco misto QTA (Quercia, Tiglio, Acero). È possibile ammirare imponenti esemplari di Cerro, una caratteristica quercia che si contraddistingue per la forma bislunga della sua ghianda, con una cupola con squame lunghe e ricurve verso l’esterno che le conferiscono il caratteristico aspetto a riccio. La corteccia di questo albero è particolarmente pregiata perché contiene un’elevata percentuale di tannino utilizzato per conciare le pelli. Tra le querce caducifoglie troviamo anche la Roverella, con ghiande ovali di circa 2 cm., la quercia più diffusa in Italia, caratteristica per le foglie secche che restano attaccate ai rami durante l’inverno. Numerosi sono gli esemplari di Tiglio nostrano e Acero campestre.

Nel sottobosco sono presenti tra le varie piante, l’Olmo comune, un albero molto longevo che supera i 500 anni d’età, ha tronco dritto ed altezza fino a 30 m., con corteccia color verde-rossastro il suo legno resistente si lavora con facilità ed è molto pregiato. L’olmo è impiegato anche come pianta medicinale in quanto il decotto delle foglie è un ottimo calmante dei dolori provocati da gonfiori e scottature, mentre quello della corteccia è astringente cicatrizzante. In questa zona troviamo anche il Pungitopo, il Sambuco nero, pianta quest’ultima conosciuta sin dall’antichità. Il suo impiego in medicina, risale al tempo di Dioscoride Pedanio (medico, botanico e farmacista greco che esercitò a Roma ai tempi dell’imperatore Nerone), che consigliava la radice di sambuco cotta nel vino come efficace antidoto contro i morsi delle vipere. I fiori, contenenti principi con proprietà sudorifere e depurative, si impiegano contro raffreddori, asma, reumatismi e affezioni renali. I boccioli floreali vengono anche usati per aromatizzare vini ed aceti.

Sui Monti Tuscolani è possibile osservare esemplari di Storace, un piccolo alberello caducifoglio protetto perché molto raro. In passato i suoi rami venivano usati per farne fruste.
La seconda area che si incontra lungo il lato nord del bosco è caratterizzata dalla presenza di vegetazione introdotta dall’uomo, da cui risale appunto il nome: Macchia del Piantato costituita da alberi di Noce, Fico, Ciliegio selvatico e Robinia. Nella fascia di margine del bosco, sempre sul lato nord, tra le specie più importanti appartenenti alla vegetazione spontanea si possono osservare la Rosa canina, il Biancospino e la Berretta del prete, i cui frutti hanno una caratteristica forma che ricorda il “nicchio”, cappello da prete a tre punte, da cui il nome volgare della pianta.
In primavera attraversando i sentieri del bosco si può godere della fioritura delle Orchidee nonché, delle varie essenze come la Ginestra, mentre superando il bosco del Piantato, sul sentiero che porta verso Monte Salomone sempre in primavera si può avvistare la fioritura della Peonia maschio, che colpisce la vista sia per le dimensioni che per il vivace colore purpureo. In prossimità di Monte Salomone, si può osservare anche la Vescicaria, un arbusto che raggiunge i 4 m. di altezza con fusto eretto e ramificato sin dalla base e chioma allargata, in campo officinale vengono utilizzati i semi e le foglie che hanno proprietà purgative e depurative.


Estratto dalle pubblicazioni:
“Lungo i sentieri della nostra storia” – autore: Maurizio Bocci
Collana editoriale “Ambiente e Territorio” del Parco regionale dei Castelli Romani (2008)

“La Flora dei Castelli Romani”
A cura di A.E.A. Latium Volcano (2006)

 

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