I segnali di presenza della fauna selvatica nel bosco

Fotografie di Riccardo Caldoni

Le abitudini di vita degli animali selvatici non coincidono con le nostre, per questo quando ci addentriamo a camminare dentro un bosco, è difficile trovarsi faccia a faccia con uno di loro. La fauna selvatica è sempre elusiva e questa è la sua principale arma di salvezza, ma per chi attraversa il bosco con curiosità e spirito di osservazione non è difficile scovare i segnali che lascia quando si muove indisturbata in natura. Resti di pasti, impronte, aculei, piume, escrementi, un vero linguaggio di tracce difficile da interpretare, ma in grado di rivelare segreti e presenze inaspettate.

Nocciole, ghiande, pigne rosicchiate ci possono dire molto sull’animale che le ha mangiate e sul suo comportamento, così come dalla grandezza e dalla forma delle impronte si può risalire alla specie che le ha lasciate. Lo stesso vale per le penne trovate sul terreno che possono essere state perse per svariati motivi e attraverso le quali appassionati e addetti ai lavori risalgono al possessore. Le spiumate sono in genere opera di predatori che si nutrono di volatili e da queste si riesce a capire se il predatore è un rapace o un mammifero, ciò si evince dalla posizione della spiumata e dai segni trovati sulla penna. La Volpe ad esempio che aggredisce con forte intensità la preda, lascia segni evidenti sulla carcassa e sulle penne, che corrispondono ad uno strappo o un taglio netto, quando invece si tratta di rapaci spesso si possono rinvenire i resti sui cosiddetti posatoi ossia ceppi e rami sporgenti. A differenza del Riccio i cui aculei non si staccano è invece facile trovare quelli dell’Istrice che si staccano molto facilmente non appena vengono toccati, quindi anche nello sfregamento contro dei rami. Le borre sono un’altra traccia forse meno conosciuta ma lasciata di sovente dai volatili, legata ad un fenomeno digestivo dove le parti più dure, non digerite delle prede, vengono espulse oralmente sottoforma di boli alimentari. Questi ultimi sono molto importanti per i ricercatori che esaminandoli riescono a scoprire le abitudini alimentari di ogni singolo individuo o specie e a capire le variazioni stagionali dell’alimentazione.        

I buchi scavati negli alberi invece, che sono tra i preferiti della Civetta, consentono di determinare a seconda della forma e delle dimensioni l’autore di questi alloggi, si tratta di solito del Picchio. Molti sono gli uccelli capaci di scavare come il Gruccione e il Martin pescatore, che a differenza del Picchio scavano cunicoli nel terreno o sulle pareti argillose. Anche i nidi spesso molto diversi tra di loro preparati con foglie, ramoscelli e altro materiale reperibile, possono svelarci molto sulla presenza e il riconoscimento di alcune specie appartenenti al nostro territorio.

In qualsiasi tipo di ambiente, a seconda delle stagioni, possiamo individuare le tracce o segnali della presenza degli animali, alcuni dei quali hanno abitudini di vita prevalentemente notturne. Raccoglierle e collezionarle può farci scoprire un mondo, senza essere esperti zoologi, una passeggiata nel bosco ci permette di fare interessanti scoperte sul regno animale, sulle caratteristiche e abitudini delle specie che lo popolano.

 

21 gennaio 2019


 

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