Il bosco del Lago Albano, dal Convento dei Cappuccini al Convento di Palazzolo




Per la bellezza dei panorami e la varietà di piante, è uno dei boschi più suggestivi dei Castelli Romani. Il bosco attiguo al Convento dei Cappuccini è particolarmente interessante perché ospita numerose specie arboree d’alto fusto ed è possibile ammirare qui la Vicia incisa, una specie balcanica molto rara e presente in Italia solo in questo sito, anche per questo l'area è compresa tra le ZSC (zone speciali di conservazione) della "Rete Natura 2000", designate dall'UE.

Tra una variegata e rigogliosa vegetazione composta da Castagni (l’unica specie non autoctona, in quanto introdotta nel XVII secolo), ci si imbatte in Lecci, Carpini neri e bianchi, Noccioli, Aceri, Tigli e Roverelle. In questa zona è presente anche il Lauro o alloro, le cui foglie di colore verde scuro, lucide nella parte superiore ed opache in quella inferiore, cingevano il capo degli imperatori e consoli romani, ma anche dei poeti e dei letterati. Ai bordi del sentiero è possibile osservare molte piante di Pungitopo il cui nome deriva dall’usanza contadina di proteggere dai topi, con mazzetti di questa pianta, i salumi e i formaggi messi a stagionare, alcuni esemplari di Viburno-tino i cui frutti, un tempo usati per la cura dei catarri bronchiali, presentano una certa tossicità e sono fortemente purgativi, e di borsolo considerato una specie arbustiva rara e protetta dalla Legge Regionale del 19 settembre 1974  (Norme per la protezione della flora erbacea ed arbustiva spontanea), i cui semi grazie alla loro durezza venivano usati come grani per le corone del rosario.

Addentrandosi nel bosco, tra la magia di un paesaggio isolato e lontano dai rumori, è possibile osservare lembi dell’antico bosco originario (Q.T.A.), che ricopriva il territorio dei Castelli Romani e, con una piccola deviazione si arriva alla “Pentima della Vecchiaccia”, punto spettacolare a picco sul lago. Storie appartenenti alla cultura popolare raccontano che qui si suicidò un’anziana donna accusata di stregoneria.

In prossimità dell’emissario, la vegetazione che costeggia lo specchio lacustre è delimitata da esemplari che prediligono la presenza di acqua: Pioppo nero, (dal cui legno si ricava il carbone vegetale, mentre la sua corteccia viene usata per tisane curative delle febbre), Salice, Ontani neri. Nei lembi di bosco lungo il sentiero, si può trovare il Bagolaro più noto con il nome di “spaccasassi” in quanto le sue forti radici sono in grado di insinuarsi anche tra le rocce in condizioni difficili e povere di nutrimento.

Altre piante tipiche delle coste del Lago Albano sono i Ligustri, le cui bacche blu/nero particolarmente tossiche, vengono utilizzate per fare tinture. Le Ginestre dei carbonai i cui rami venivano usati in passato per fabbricare scope, i fiori per ricavare tinture, il suo legno particolarmente elastico per costruire balestre. Sulla riva del lago è comune la Cannuccia di palude che in alcuni tratti forma estesi canneti, habitat perfetto per alcune specie di uccelli acquatici come il germano reale, la folaga e la gallinella d’acqua.


Estratto dalla pubblicazione:
“Lungo i sentieri della nostra storia”
Autore:  Maurizio Bocci
Collana editoriale “Ambiente e Territorio” del Parco regionale dei Castelli Romani (2008)

 

 

 

 

27 febbraio 2017
 

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