Il consumo di suolo in Italia 2020



Secondo le stime del Rapporto ISPRA SNPA “Il consumo di suolo in Italia 2020”, in Italia cresce di più il cemento che la popolazione, tanto che si nasce già con la propria porzione di cemento: 135 mq per ogni neonato. Si continua quindi ad assistere alla crescita delle superfici artificiali, anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi addirittura di decrescita, della popolazione.

Lo spreco di suolo continua ad avanzare nelle aree a rischio idrogeologico e sismico e tra, le città italiane, la Sicilia è la regione con la crescita percentuale più alta nelle aree a pericolosità idraulica media. La Liguria è la regione con il valore più alto di suolo impermeabilizzato in aree a pericolosità idraulica (quasi il 30%). Il cemento ricopre anche il 4% delle zone a rischio frana, il 7% di quelle a pericolosità sismica alta e oltre il 4% di quelle a pericolosità molto alta. Un segnale positivo arriva dalla Valle d’Aosta, la prima regione italiana vicina all’obiettivo “Consumo di suolo 0”.

A livello comunale, Roma, con un incremento di suolo artificiale di 108 ettari, si conferma il comune italiano con la maggiore quantità di territorio trasformato in un anno (arrivando a 500 ettari dal 2012 ad oggi). Va meglio a Milano, Firenze e Napoli, con un consumo inferiore all’ettaro negli ultimi 12 mesi, mentre Torino dopo la decrescita del 2018, non riesce a confermare il trend positivo perdendo, nell’anno di riferimento, 5 ettari di suolo naturale.

Buone le notizie provenienti dalle aree protette: nel 2019 sono 61,5 gli ettari di suolo compromesso, valore dimezzato rispetto all’anno precedente, dei quali 14,7 concentrati nel Lazio e 10,3 in Abruzzo. Pur non arrestandosi del tutto, il consumo di suolo all’interno di queste aree, risulta decisamente inferiore alla media nazionale. Al contrario lungo le coste, il consumo di suolo cresce con un’intensità 2-3 volte maggiore rispetto a quello che avviene nel resto del territorio.

Il consumo di suolo, ha provocato negli anni (2012/2019), un’ingente perdita di produzione agricola con un danno economico di circa 7 miliardi di euro. Inoltre su un terzo del Paese il degrado del territorio dovuto anche ad altri fattori, erosione, frammentazione, alterazione degli habitat, sta inevitabilmente portando alla perdita di servizi ecosistemici.


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28 luglio 2020

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