Il Narciso, un fiore raro caratteristico del Parco

Foto di Stefano Mancinelli


Il Narcissus tazetta (Narciso tazetta), della famiglia delle Amaryllidaceae, è una pianta bulbosa erbacea perenne, con fusto avvolto alla base assieme alle foglie da guaine biancastre, originaria dell’Europa e diffusa tra 250 e 600 m s.l.m.. Raggiunge i 25-60 cm di altezza, le foglie  (4-6), si presentano erette, hanno una forma lineare e sono piane in superficie, il frutto è una capsula carnosa ovoidale contenente semi neri.

Fiorisce tra marzo e maggio, soprattutto all’interno del bosco in zone umide e fresche, il fiore è di colore bianco con al centro una struttura gialla a forma di tazza da cui deriva il nome, il suo profumo è utile contro le emicranie e il suo olio essenziale è ancora oggi utilizzato in profumeria.

Il bulbo ha proprietà emetiche, nella medicina popolare veniva usato per il trattamento di ascessi, mastiti e foruncoli, tagliato a pezzi ed applicato sulla pelle. La presenza di narcisina lo rende altamente tossico, se ingerito accidentalmente, provoca in particolare negli animali al pascolo disturbi neuronali e infiammazioni gastriche, nei casi più gravi addirittura la morte. 

Nella mitologia esistono diverse versioni legate a Narciso, la più conosciuta quella greca del personaggio famoso per la sua bellezza,  figlio della ninfa Liriope e del dio fluviale Cefiso (o, secondo un'altra versione, di Selene ed Endimione) nel mito appare incredibilmente crudele, in quanto rifiuta ogni persona che lo ama. A seguito di una punizione divina si innamora della sua stessa immagine riflessa in uno specchio d'acqua e muore cadendo nel fiume in cui si specchiava.

Troviamo associati al narciso diversi significati e simbologie, legati a culture anche molto lontane tra di loro. I Druidi, i sacerdoti degli antichi Celti, associavano ai narcisi il simbolo della purezza. A un certo punto però, si diffuse la leggenda che questi fiori avessero il potere di assorbire i pensieri negativi e malvagi degli esseri umani e per questo fossero diventati velenosi.
Gli antichi romani pensavano che il narciso fosse un fiore che cresceva nei campi Elisi, simbolo dell'aldilà nella religione romana, e quindi avevano l'usanza di piantarli sulle tombe dei propri cari defunti, mentre nell'iconografia cristiana divenne simbolo della rinascita dopo la morte e associato, quindi, alla Pasqua.



Estratto dalla pubblicazione: "I Colori del Bosco"
Realizzata da: AEA “Latium Volcano”, in collaborazione con il Parco regionale dei Castelli Romani (2013)


 

 

 

14 marzo 2017

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