L’effetto dei fulmini sugli alberi colpiti

Fotografie di Riccardo Caldoni

 

Nel corso di temporali, le cariche elettriche sotto forma di fulmini, possono danneggiare e distruggere gli alberi. Sono migliaia ogni anno gli alberi danneggiati dai fulmini, ciò risulta particolarmente pericoloso quando si trovano a ridosso di bordi stradali e vicini agli edifici.

I fulmini sono scambi di cariche elettriche che si verificano a seguito dell’interazione tra vapore acqueo, gocce d’acqua e ghiaccio negli strati più bassi dell’atmosfera. Lo scambio di carica trasportato da un fulmine, può variare molto, arrivando ad una temperatura del nucleo interno di oltre 30.000 gradi Fahrenheit. Il calore sviluppato provoca una rapida dilatazione dell’aria che genera l’onda d’urto sonora da noi percepita come tuono. Quello che colpisce gli alberi in genere è un bilanciamento della carica elettrica tra le nuvole e la terra, in questo caso la traccia che il fulmine segue è quella dove esiste minore resistenza al passaggio della corrente.

Il percorso dello scambio di cariche si sviluppa all’interno, lungo il tessuto connettivo più giovane e non sulla corteccia bagnata. Non tutti gli alberi che si trovano sul percorso del fulmine riportano danni visibili almeno nell’immediato, ma sono comunque esposti a stress, hanno scarse difese e possono essere oggetto di infezioni. I danni maggiori derivano dall’onda d’urto sonora irradiata dal percorso del fulmine, mentre ulteriori danni dipendono dal surriscaldamento dell’acqua e da esplosioni di vapore nei tessuti dell’albero che conducono alla distruzione elettrica delle cellule.

Gli effetti più evidenti dell’onda d’urto del fulmine provocano l’apertura di spaccature lungo la corteccia, le fessure superficiali che si notano sulla parte esterna del legno. Il danno può interessare tronco e rami fino ad arrivare alle radici. L’onda d’urto energetica, produce una forte compressione sulla corteccia e sul legno, lacera i tessuti dapprima comprimendo e poi spingendo verso l’esterno, andando a colpire le parti più vecchie e deboli, innescando in questo modo una forza esplosiva.

Quando ci inoltriamo in un bosco si possono osservare singoli alberi segnati dai fulmini. Queste lesioni non sempre causano la morte immediata dell’albero, infatti i danni provocati variano a seconda della tipologia dell’albero e del fulmine. La lesione più comune è una crepa longitudinale stretta e superficiale sulla corteccia, in questo caso se il danno interessa meno del 20% della circonferenza le capacità di difesa della pianta ed il trasporto di sostanze nutritive funzionano ancora. Per quanto riguarda i danni alle radici possono essere spesso anche gravi ma difficili da riconoscere, quest’ultime tendono ad indebolirsi e perdere presa sul terreno facendo diventare l’albero vulnerabile al forte vento. I sintomi della caduta di un fulmine su un albero cominciano con la riduzione o l’interruzione delle capacità di spostamento dell’acqua e nelle specie che producono resina, si riduce il flusso. Viene alterata la composizione chimica di difesa e come conseguenza si può assistere al decadimento permanente delle foglie con una perdita di vitalità che può portare alla morte dei nuovi rami. Inoltre in periodi in cui le difese si abbassano, gli agenti patogeni si annidano con più facilità nella corteccia, il che comporta un lento declino dell’albero attaccato da organismi infestanti che ne limitano la crescita.
 

7 maggio 2018

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