La Taccola


Foto di Riccardo Caldoni
 

Il nome scientifico è Corvus monedula, meglio conosciuta come Taccola; è un uccello diffuso anche nelle grandi città, dove nidifica sui campanili delle chiese e nelle fenditure di muri antichi, usate come sostituti delle pareti rocciose naturali.

Proprio nei giorni scorsi, in un sopralluogo nel territorio del Parco dei Castelli Romani da parte del personale dell’ufficio tutela ambientale, ne è stato avvistato uno stormo di oltre cento esemplari in località Vivaro (area Cerquone – Doganella). L’episodio è inedito, anche se la Taccola ha abitudini gregarie e si unisce frequentemente agli stormi del suo parente più grande, la cornacchia, con la quale spesso coabita in alimentazione. Molto probabilmente, il luogo in cui sono state osservate le numerose Taccole presenta una quantità e varietà di fauna invertebrata (insetti, ragni, lombrichi e simili) capace di fornire alimentazione adeguata. Tuttavia, la Taccola è un animale, come quasi tutti i Corvidi, capace di adattarsi a molti alimenti, anche di origine umana. Anche per questo, è bene non abbandonare mai rifiuti organici sul territorio.

Specie dell’ordine dei passeriformi, è la più piccola della famiglia dei corvidi, raggiunge poco più di 30 centimetri, è facilmente riconoscibile dal piumaggio nero o grigio con punte blu sul dorso e sulla testa, tranne nuca e collo, di colore grigio chiaro o grigio argento, gli occhi sono blu chiaro con l’iride bianco-grigiastra o bianco-argentea, il suo becco piuttosto corto è nero come le zampe.

É presente in quasi tutta Europa e in parte dell’Asia, in Italia è stazionaria e più facile da osservare nel periodo invernale. Frequenta parchi, rocce e rupi scoscese, ma non è raro trovarla all'interno di abitazioni in disuso. L’espansione della Taccola nei grossi centri urbani è da attribuire a condizioni favorevoli, dovute alla ridotta pressione predatoria e ai siti idonei alla nidificazione. Il nido è a forma di coppa, composto dai materiali più disparati, non solo naturali ma anche plastica, corda, lana ed altro. Verso la fine di aprile vengono deposte da 4 a 6 uova, che la femmina cova per circa 15-20 giorni, durante i quali è nutrita dal maschio. In seguito ambedue porteranno il cibo ai piccoli per 30-35 giorni.

Il nutrimento viene reperito prevalentemente dal terreno, ma anche negli alberi. Si nutre di insetti e altri invertebrati, semi, resti di cibo umano nelle città, pesci alla deriva sulle spiagge, essendo piuttosto socievole, come descritto dal famoso etologo Konrad Lorenz nel racconto: “L’anello di Re Salomone”, può avvicinarsi molto all’uomo.

Una leggenda sulla Taccola narra che il suo volo disordinato e il suo gracchiare porta cattivo tempo.



Foto di Riccardo Caldoni
 




 

 

22 gennaio 2018


 

 

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