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Le Fasce Vegetazionali

La vegetazione si adatta, si sviluppa e si modifica in relazione al clima all’altitudine ed alla latitudine, infatti prima dell’introduzione del castagno il paesaggio vegetale dei Colli Albani era molto diverso dall’attuale.
Dai piccoli primi rilievi del territorio di Lanuvio (150 mt s.l.m.), fino ai quasi 1000 metri delle cime più elevate intorno a Rocca di Papa, si poteva classificare in quattro fasce altitudinali ognuna delle quali dipendenti dai diversi fattori climatici ma comunque con caratteristiche omogenee.

Pertanto man mano che si sale in altitudine diminuisce la temperatura ed aumenta la piovosità; conseguentemente nell’Italia centrale riscontreremo, in basso piante sempreverdi resistenti a climi aridi ed asciutti, e nella sommità la presenza di specie decidue resistenti al freddo.

Per la descrizione di questa zonazione vegetazionale abbiamo fatto riferimento ai lavori di Giacomini e Fenaroli (1958) e di Bassani (1992).

 

FASCE
DI VEGETAZIONE       

ALTITUDINE    

SPECIE GUIDA               

COLTURE
INTRODOTTE

fascia mediterranea
(querceti sempreverdi xerofili)

fino a
200 m

sughera, leccio

seminativi
vite - olivo

fascia submediterranea
(bosco a roverella)

fino a
500 m

roverella

vite - olivo

fascia submontana
(bosco misto di latifoglie caducifoglie)

fino a
800 m

querce, tigli,
aceri, castagno

ceduo castanile

fascia montana inferiore
(faggete)

oltre
800 m

faggio

ceduo castanile


Precisiamo che le altitudini riportate per ciascuna fascia di vegetazione sono da considerarsi in termini puramente indicativi, in quanto le fasce vegetazionali sono separate tra di loro da zone di transizione, caratterizzate da un vero e proprio “processo osmotico vegetazionale”.

L’introduzione delle coltivazioni ha determinato una riduzione delle selve originarie a semplici boschetti residuali o a presenze puntiformi di singole piante.

Nell’ambito di ciascuna fascia vegetazionale, si è assistito quindi al prevalere delle specie coltivate sulla vegetazione naturale che attualmente è caratterizzata da una distribuzione a macchia di leopardo: le leccete ed i boschi di roverella sono stati sostituiti dai vigneti ed oliveti, mentre, ad altitudini superiori, il bosco misto di latifoglie e la faggeta sono stati convertiti in cedui castanili.

La caratteristica e la ricchezza principale del bosco misto è la grande diversità di specie presenti, oltre alle specie guida già indicate, il bosco è ricco di:

piante erbacee che a primavera disegnano variopinti tappeti colorati, tra i più importanti segnaliamo i crochi, gli anemoni, i ranuncoli, i gerani selvatici, i ciclamini, le pervinche e le orchidee;

arbusti quali il nocciolo, l’agrifoglio, il pungitopo, il viburno, le ginestre, la rosa canina, il biancospino, il prugnolo, la berretta del prete ed il borsolo;

essenze arboree
come il carpino bianco e nero, l’ orniello, l’olmo, l’ontano nero e il bagolaro.

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