Lettera sul Lupo


"L'attimo", di Serena Ragosta, concorso di disegno naturalistico
"Maria Vittoria Croce, la Natura con gli occhi del cuore",
edizione 2014


Ripubblichiamo l’approfondimento sul lupo evidenziandone gli aspetti ecologici e naturalistici della presenza sul territorio. L’articolo pubblicato dal Messaggero, da cui l’Ente Parco ha preso spunto per riaffrontare l’argomento, in quanto contenente alcune imprecisioni, è stato infatti rettificato. Resta importante affermare comunque alcuni concetti. Ribadendo e sottolineando la stima e l'apprezzamento per la testata giornalistica e per la professionalità dei suoi corrispondenti, testimoniata da anni di attenzione e sostegno alla diffusione delle notizie sul lavoro del Parco.

Riflessioni, precisazioni e informazioni sulla presenza del lupo nel Parco regionale dei Castelli Romani

Nell’Area Naturale Protetta dei Castelli Romani è registrata e monitorata da anni, come più volte comunicato dallo stesso Ente Parco alla cittadinanza, la presenza del Lupo.
Il Parco, ritenendola una presenza significativa dal punto di vista ecologico, è particolarmente cosciente dei conflitti reali e potenziali con le attività zootecniche che questa convivenza può generare: per questo ha attivato e ha in programma azioni che sono mirate a ridurre ogni possibile forma di aggressività reciproca.
In questo quadro, distinto da un bisogno di risposte certe e urgenti ma anche di desiderio di pacificazione delle ostilità, si moltiplicano gli sforzi profusi dal Parco e dalle altre realtà territoriali che accolgono con favore il graduale ripristino degli equilibri naturali dovuto al ritorno del Lupo e degli ungulati selvatici, sue prede principali.
In caso di danno, l’Ente Parco indennizza i danni alle colture da parte della fauna selvatica (lupi, cinghiali, istrici, ecc.) e fornisce a titolo non oneroso presidi di tutela (recinti elettrificati, reti elettrosaldate, ecc.). E’ inoltre opportuno che gli allevatori adottino le misure di prevenzione dei danni più volte sollecitate dal Parco quali ad esempio: un ricovero notturno per il bestiame solido e sicuro, l’uso delle zone di pascolo consentite dalla legge, l’ausilio di cani da pastore idonei e bene addestrati, la sorveglianza diretta e costante del pastore. Gli allevatori, in caso di accertati danni al bestiame pascolante, devono attivare immediatamente i veterinari ASL territorialmente competenti e il personale del Parco. Soltanto a seguito di un sopralluogo congiunto e in grado di stabilire l’attendibilità di quanto affermato (al fine di prevenire eventuali tentativi di frode) e di attribuire le cause alla predazione, infatti, si potrà procedere con l’erogazione dell’indennizzo economico.
Le azioni concrete e la smitizzazione di certi atavici falsi storici, come quello narrato dalle storie che dovevano spaventare i bambini riguardo al “Lupo cattivo”, renderà possibile un ritorno alla convivenza pacifica. Il solo ricordo storico di una qualche utilità a questo proposito è quello del prelievo incontrollato da parte dell’uomo che ha ridotto la fauna selvatica sul nostro territorio ai minimi livelli attuali e allo squilibrio ecologico che rende possibile il proliferare di prede (cinghiali) in assenza stabile di predatori.
Una sinergica collaborazione con gli organi di informazione aiuterà l’Ente Parco nelle sue funzioni di tutela e valorizzazione della biodiversità e in tal senso saranno efficacemente indirizzate le azioni del Parco. Nella convinzione di una ampia e diffusa convergenza di tutti gli attori territoriali sui valori ambientali della nostra area protetta.
Come nota di “colore” si ricorda che il Lupo, in Italia, non attacca l’uomo; lo teme e lo fugge in quanto lo riconosce come il pericolo maggiore per la propria incolumità. Non il lupo ha ridotto l’uomo sul punto dell’estinzione negli anni ’70, relegandolo sulle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo e su qualche remoto anfratto dell’appennino calabro, semmai il contrario.

22 febbraio 2019
 

 

 

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