Vallone Tempesta, il bosco che sovrasta il lago di Nemi


Il Vallone Tempesta è uno dei pochi boschi residuali dei Colli Albani. Nei pressi della fonte vivono una grande varietà di anfibi e insetti tipici delle zone umide (odonati, eterotteri, culicidi, lepidotteri); mentre il sottobosco è ricco di numerose varietà di fiori. Tra i sentieri del bosco che sovrastano il lago, numerosi sono gli scorci panoramici su quello che gli antichi chiamavano lo Specchio di Diana ovvero il lago di Nemi immerso nella folta vegetazione del Vulcano Laziale. 

Il Bosco Sacro, così chiamato perché dedicato al culto di Diana Nemorense di cui ancora oggi sono visibili i resti del tempio, sotto la costa settentrionale del lago, è tra i più importanti dal punto di vista vegetazionale e geologico,  in quanto una delle poche aree dove il castagno, immesso nel XVII secolo in tutta l’area e oggi specie dominante, lascia spazio alle specie arboree originarie di questo territorio. Molto diverso dal punto di vista naturalistico dal lago Albano, la caratteristica principale di questo ambiente sta nell’avere un fondo valle fresco ed ombroso dove sono presenti piante caducifoglie, mentre in alto, nella posizione più soleggiata domina il Leccio, albero tipico della macchia mediterranea, che tollera condizioni di aridità piuttosto rigide ed è poco esigente nei confronti di luce e temperatura. Il legno duro e pesante è difficile da lavorare ma è un buon combustibile in quanto produce carbone pregiato ad elevato potere calorifico (il cosiddetto “carbone cannello”).

Nel bosco del Vallone Tempesta sono presenti numerosi esemplari di alberi tipici dei Colli Albani: Roverelle, Aceri campestri, Carpini neri e bianchi, Aceri d’Ungheria e Ornielli. Il Carpino nero e il Carpino bianco (più raro del primo) due specie arboree somiglianti, la differenza più evidente è nelle foglie che rivestono i semi, (trilobe nel primo, più piccole ed ovali nel secondo). Per la tendenza a crescere velocemente dopo il taglio, sono stati utilizzati per ricavarne legna da ardere e carbone, il nome deriva dal celtico “car”, legno, e “pin”, testa, ed è legato al fatto che in antichità veniva usato per farne gioghi. Arbusti tipici di questi boschi sono: la Berretta del prete (o fusaria), la Vitalba e l’Edera. La Berretta del prete è una pianta velenosa: i semi, le foglie e la corteccia contengono una sostanza che provoca convulsioni e diarrea. Un tempo il suo legno veniva utilizzato per farne fusi, mentre le foglie e i semi venivano ridotti in polvere e spruzzati sulla pelle dei bambini e degli animali per scacciare i pidocchi.

Passeggiando in primavera si può osservare la fioritura del Giglio rosso, delle Viole e delle Orchidee mentre in autunno il sottobosco è invaso dal Ciclamino napoletano, dai caratteristici fiori rosa chiaro. In prossimità delle rive del lago si possono osservare estesi canneti, dove dominano le Cannucce di palude, ed i vistosi fiori gialli del Gaggiolo acquatico.


Estratto dalla pubblicazione: “Lungo i sentieri della nostra storia”
Autore:  Maurizio Bocci
Collana editoriale “Ambiente e Territorio” del Parco regionale dei Castelli Romani (2008)

 

 

 

21 febbraio 2017

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