La migrazione simbolo di libertà che ha ispirato nel tempo la fantasia dell’uomo

Foto migrazione archivio Parco dei Castelli Romani
Foto archivio Parco


Uno degli spettacoli più affascinanti della natura, che da sempre ha attirato la curiosità dell’uomo, è sicuramente quello legato alla migrazione degli uccelli. Alzare gli occhi al cielo ed osservarli mentre si preparano ad affrontare un lungo viaggio, ci porta a fantasticare sulla loro avventura, sui luoghi che sorvoleranno, ma soprattutto sul perché di questo fenomeno.

La migrazione è un evento fondamentale per moltissime specie che compiono fino a 1000 chilometri in un giorno, la maggior parte vola sotto i 600 metri di altezza, ma alcuni possono superare gli 8000 metri e incrociare in taluni casi gli aerei di linea, ad una velocità che può arrivare a sfiorare gli 80 chilometri orari, sfruttando i venti per raggiungere diverse velocità. Affrontano rischi e pericoli per la loro sopravvivenza, si spostano infatti per nidificare e alla ricerca di cibo e di un ambiente adatto a crescere i loro piccoli. La migrazione si verifica in genere due volte l’anno, la prima da agosto a dicembre, verso aree con clima più mite e maggiore quantità di cibo, in questo periodo di solito migrano a sud verso l’Africa settentrionale, la seconda tra febbraio ed aprile facendo la rotta inversa e tornando quindi per il periodo della riproduzione.  

Prima di partire passano giorni a nutrirsi per poter disporre delle energie sufficienti per la faticosa traversata (fino anche a raddoppiare il loro peso) sapendo istintivamente che non sarà sempre possibile fermarsi durante il viaggio. L’Italia si trova sulla rotta di migrazione di molte specie che spesso decidono di trascorrere temporaneamente l’inverno nelle nostre zone umide dove trovano abbondanza di cibo e condizioni climatiche favorevoli.  

Più o meno la metà delle specie di uccelli al mondo migra, se non lo facessero aumenterebbe la competizione per approvvigionarsi risorse vitali all’interno dello stesso ambiente, proprio per questo hanno sviluppato differenti schemi di migrazione in diversi periodi dell’anno. Alcune specie sono invece stanziali, ovvero si sono adattate all’ambiente in cui hanno deciso di rimanere, imparando a trarre vantaggio a livello alimentare nelle diverse stagioni, abituandosi anche ai climi più rigidi, immagazzinando riserve di grasso e modificando periodicamente il proprio piumaggio.

Quelli che effettuano la migrazione hanno una sorprendente capacità di orientamento, seguono infatti delle rotte ben precise attraverso i continenti e gli oceani, utilizzando secondo gli scienziati diverse tecniche, anche se il mistero dell’orientamento non è ancora completamente svelato. L’orientamento magnetico: molti uccelli possiedono dei sensori chimici nel loro cervello, negli occhi e nel becco che permettono loro di allinearsi ai campi magnetici terrestri; l’orientamento geografico: alcuni esemplari possono percorrere la stessa rotta migratoria decine di volte imparando a orientarsi seguendo la forma delle coste, il corso dei fiumi o il profilo delle montagne; l’orientamento astronomico: gli uccelli migratori possono orientarsi seguendo le costellazioni e l'orientamento delle stelle, in particolare del sole; la memoria collettiva: alcuni giovani esemplari imparano la rotta dai propri genitori o dai viaggiatori più esperti dello stormo.

Alla migrazione nell’antichità, erano associate diverse credenze popolari, c'era chi credeva di poter leggere il futuro negli spostamenti degli uccelli migratori, nella forma degli stormi, nella loro direzione e nel loro movimento. Oggi gli scienziati ne traggono importanti informazioni sui cambiamenti climatici e sull’inquinamento.


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20 gennaio 2022
 

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