La natura con gli occhi di Dante

Immagine tratta dalla pubblicazione Dante e l'ambiente, pag.44
Immagine tratta dalla pubblicazione Dante e l'ambiente, pag.44

 

Dante ha un modo tutto suo di porsi di fronte alla realtà naturale, e lo dichiara egli stesso: osserva il mondo “universaliter atque membratim” dunque “il tutto e i particolari, un occhio che vede il grande insieme e nello stesso tempo ne coglie ogni singolo dettaglio”.
Il “tutto” si rivela nel linguaggio della matematica, della fisica e geometria, dell’astrologia e astronomia, i “particolari” si mostrano nella geografia, nell’ambiente, nel paesaggio, così come si manifestano nel mondo naturale.

Il linguaggio dei numeri e la “gematria”
Che Dante strutturi le sue opere su un reticolo numerico appare anche ad una lettura superficiale del Convivio e della Commedia (le tre cantiche, il numero dei versi e dei canti di ciascuna cantica, il numero 9, gli anni di Beatrice, ecc.).
Nient’altro vuol dire la celebre definizione che Dante dà della poesia “fictio retorica muiscaque poita” (De vulg. el. II, iv, 3) cioè il testo poetico “è allo stesso tempo strutturato secondo le regole della musica”, che è una scienza matematica esatta, che produce armonia, ritmo e sonorità mediante precise relazioni e proporzioni matematiche.
Il Medioevo conosceva alcune tecniche e procedimenti matematici che portavano ad usare il numero a scopi criptografici e ad usi simbolici in un sistema di segni linguistici e numerici che Dante conosceva bene ed applicava sistematicamente. Basta ricordare il celebre riferimento all’aritmetica nei versi che Cacciaguida rivolge a Dante (Par. XV, 55-57). Ma troviamo anche il calcolo della probabilità (Purg. VI, 1-3), come in più punti abbiamo prove evidenti dello studio della logica formale, nel senso che allora assumeva questa disciplina, ossia Grammatica-Retorica-Dialettica: discipline che Dante aveva apprese alla Facoltà dei Giuristi di Bologna.

La Fisica
Tra le scienze esatte la Fisica è una disciplina alla quale Dante si accosta secondo ciò che nel tardo Medioevo s’intendeva con questo termine, ossia quella filosofia naturale che si basava sulla Fisica di Aristotele. Il territorio scientifico della fisica è, per Dante (Conv. II xiv), il moto, il cambiamento.
In questo senso “il viaggio attraverso le sfere del Paradiso è collegato alla materia della fisica in quanto tratta dello spostamento, dell’alterazione e della crescita” che Dante però non collega in modo esplicito con il fattore tempo.
Egli è cosciente di vivere una situazione “miracolosa” quando nel suo avanzare da un pianeta all’altro dalla Luna a Mercurio, e poi fino al Sole compie una serie di salti, presentati come assolutamente straordinari. Questi spostamenti vengono descritti con termini naturali tratti dalla Fisica di Aristotele ma si riferiscono per analogia a ciò che dice Sant’Agostino nelle Confessioni “il mio peso è il mio amore esso mi porta dovunque mi porto".
Il movimento del viaggiatore nel Paradiso di Dante è istantaneo, fatto che contraddice i principi della fisica, ma Dante riesce a risolvere il problema descrivendo il suo viaggio sull’esempio del ritorno di un raggio di luce riflesso (Par. II, 23-26) o trasferendo questo evento su un piano morale.
Il problema fisico dello spostamento rispetto al tempo è comunque intuito da Dante; egli lo aveva già affrontato nel XVII dell’Inferno quando in groppa a Gerione discende dal settimo all’ottavo cer-chio attaccato al collo della fiera (Inf. XVII, 115):
Ella sen va notando lenta lenta:
rota e discende, ma non me n’accorgo
se non che al viso e di sotto mi venta

Il fisico Leonardo Ricci ha analizzato questa terzina partendo dall’osservazione di Dante che “non si accorge” di spostarsi e ha pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature le sue conclusioni. Questa idea dantesca assumerà rigore scientifico nell’opera di Galilei tre secoli più tardi, diventando una delle leggi fondamentali della fisica quella che si chiama il “principio di invarianza”.

La Geometria
È tra le discipline matematiche quella più famigliare a Dante che ad essa si riferisce in paragoni, immagini e parafrasi frequenti, da architetto e urbanista quale era. Egli l’aveva studiata con particolare passione nei tre anni passati sui testi di Euclide, portati nel mondo latino dagli arabi, gli stessi ai quali dobbiamo la conoscenza di Aristotele.
Uno dei più famosi passi matematici di Dante a proposito di geometria si trova negli ultimi versi dell’ultimo canto del Par. XXXIII, 133-38:
Qual è il geométra che tutto s’affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond’elli indige,
Tal era io a quella vista nuova;
veder voleva come si convenne
l’imago a cerchio e come vi s’indova

Si parla qui della quadratura del cerchio che Dante dà per impossibile (Conv. II, xii, 27) ma la posizione di queste due terzine al momento supremo della visione di Dio, dice molto sull’importanza che Dante dava alla geometria (l’ottica geometrica è nel Purg. XV, 16-21), il cui linguaggio gli deriva in gran parte da Aristotele come la similitudine geometrica del pentagono che “contiene” il quadrato, come il quadrato “contiene” il triangolo, che è ricordata nel Convivio.

L’Astrologia
Con le leggi che governano le stelle, l’Astrologia è la scienza che riguarda il cosmo. Dante credeva in questa scienza tanto che afferma: “semplicemente è dell’umana intelligenza capire per il movimento del cielo, il Motore e il suo volere” (Ep. V, viii, 23).
Gli uomini posseggono particolari talenti di cui fanno libero uso, e Dante era convinto che le stelle fossero gli strumenti usati da Dio per esprimere il proprio volere attraverso la Natura: per questo era possibile una scienza dell’astrologia per poter meglio capire il volere di Dio. Per questo “le stelle” brillano sempre nell’ultimo verso di tutte e tre le Cantiche della Commedia.
Dante ha creato una sua “astrologia cristiana” per popolare i suoi cieli planetari con personaggi appropriati al posto, pur presentandoli in una grande varietà di interpretazioni. La Cantica dove le conoscenze astronomiche di Dante sono più presenti è senz’altro il Paradiso, il culmine del suo viaggio morale e intellettuale dove tutti i motivi e le idee sparsi nella Commedia trovano una loro rispondenza obbligata, un loro senso.
Ingabbiare la materia poetica in questa rete fittissima di tipo logico potrebbe indurre a pensare che Dante conceda una netta supremazia della ragione sul sentimento, invece egli riesce a mantenere con la magia dei suoi versi un perfetto equilibrio tra le due forze del suo animo.
La sua onestà intellettuale lo spinge, anzi, a mettere in gioco le proprie idee, e gli impone l’obbligo morale di verificare i risultati ai quali la logica lo porta.
Il centro del suo interesse non è l’astronomia o le altre scienze di per sé, ma il loro rapporto con l’uomo.
Dante ci insegna come la natura sia l’espressione di un complesso di leggi scientifiche: se non si conoscono e si studiano, parlare di natura e di ambiente non ha senso.

L’Astronomia
Gli astronomi precopernicani sui quali Dante basava le sue conoscenze accettavano un modello geocentrico dell’universo che noi dobbiamo sforzarci di ritrovare se vogliamo capire l’astronomia di Dante. Il lettore moderno deve chiedersi come Dante “scienziato” utilizzi le conoscenze scientifiche in suo possesso al servizio della poesia che era il fine primo dell’animo di Dante poeta.
Ne abbiamo un esempio nel Canto X del Paradiso, quello del Sole, e nel I, dove Dante contrappone con mirabile semplicità al disordine terreste il perfetto ordine celeste: (Par. I, 103-105)
… Le cose tutte quante
Hanno ordine tra loro, e questo è forma
Che l’universo a Dio fa simigliante

Dante aveva imparato dai francescani di Santa Croce a riguardare con meraviglia il mondo come una teofania, e la filosofia sapienza come un mezzo per rinvenire le tracce di Dio nell’universo. Egli ci invita nel Canto X ad ammirare il meraviglioso ruotare di tutti i pianeti in lente spirali lungo le loro orbite, un ordine celeste che potrebbe guidare l’uomo se egli sapesse ascoltare il monito delle stelle.



L’articolo, sintetizzato e adattato alla pubblicazione sul web, è tratto dalla pubblicazione “Dante e l’ambiente”, a cura di ARPAV, disponibile gratuitamente on line e può essere letto integralmente dalla pagina 43, con il titolo “Ciò che per l’universo si squaderna”.

Le iniziative dedicate a Dante del Parco dei Castelli Romani fanno parte del calendario della Regione Lazio “A riveder le stelle

 

5 ottobre 2021

 

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