Uomo e natura, riflessioni su un rapporto complesso



Il rapporto fra uomo e natura è una realtà dinamica da sempre in evoluzione ma questa continua possibilità di trasformazione non deve far perdere di vista il presupposto sul quale questo rapporto si fonda: tutte le specie viventi del Pianeta formano una complessa “rete della vita”, per cui la nostra condotta deve essere improntata alla sostenibilità, per difendere il benessere dell’uomo e quello dell’ambiente.

A volte il rapporto tra uomo e natura diventa conflittuale, per superficialità o per mancanza di un’appropriata conoscenza del potenziale delle risorse ecologiche che ci circondano. Succede così che le aree naturali protette, istituite proprio per tutelare la biodiversità di alcune zone ancora integre dal punto di vista naturale, vengano assimilate a parchi pubblici o aree verdi dove è possibile svolgere innumerevoli attività ludico-ricreative. Questa lettura può anche derivare dal significato del sostantivo “Parco”, utilizzato sia per definire un’area naturale protetta di particolare pregio, che il parco pubblico, dove si possono trovare i giochi per bambini o dove ci si reca per una passeggiata o per svolgere qualsivoglia attività all’aperto.

Tuttavia, all’interno delle Aree Naturali Protette, così come specificato dalla Legge n. 394/1991 - art. 11 comma 3 - sono vietate le attività e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati, con particolare riguardo alla flora e alla fauna protette e ai rispettivi habitat: danneggiamento del suolo, di specie vegetali, disturbo delle specie animali. Norme ribadite, per quanto riguarda la regione Lazio, anche nella L.R. 29/1997 – art. 8 comma 3. Pur se incentivato, lo svolgimento di attività sportive compatibili è comunque subordinato, in particolare per quanto riguarda determinate attività come ad esempio gare sportive agonistiche e non, al rilascio del nulla osta da parte degli uffici competenti del Parco.

Capita così di imbattersi, durante i sopralluoghi svolti nel territorio del Parco dei Castelli Romani sia dai guardiaparco che dal personale tecnico dell’Ente, in attività che non si possono svolgere all’interno di un’area protetta, proprio perché vincolate al rilascio di autorizzazioni da parte dell’Ente, e per questo passibili di sanzioni.

Alcune delle attività segnalate e dannose per gli habitat sono: arrampicate non consentite, perché potrebbero svolgersi su pareti di roccia dove nidificano rari uccelli rapaci; volo di droni e aeromodelli senza autorizzazione; gare di barche radiocomandate nei laghi; taglio di vegetazione ripariale da parte di praticanti del carpfishing, per creare piazzole; potatura di alberi senza autorizzazione; escursioni notturne in luoghi delicati dal punto di vista ambientale; fuochi accesi in posti non consentiti con il rischio di innescare incendi; scenari di guerra simulata per gli amanti del “softair”; ciclisti che praticano il downhill lanciandosi a forte velocità lungo i sentieri del bosco; moto che circolano fuoristrada lungo i sentieri nel Parco. Questi sono esempi di attività non consentite e altamente impattanti all’interno di un’area protetta, tra l’altro difficile da controllare, vista l’estensione, la mole di popolazione e l’elevata fruizione dei sentieri, trovandoci a ridosso della capitale, soprattutto nei fine settimana. Queste attività minano la conservazione dell’ambiente, oltre ad essere pericolose per tutti i fruitori del territorio rispettosi delle regole.

 

17 marzo 2021

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